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Vola Alto: la replica della Kitegen research s.r.l.

May 6th, 2010 by mattia | Filed under inchiesta, vola alto.

Lo scorso Febbraio avevo pubblicato un'inchiesta sul kitegen.

Giusto un paio di giorni dopo ho ricevuto un'email di Massimo Ippolito, della kitegen research s.r.l., che si lamentava per le dichiarazioni rese dal Prof. Milanese chiedendo di poter replicare. Tralascio di raccontare le email che ci siamo scambiati, anche perché altrimenti dovrei raccontare pure delle persone in copia alle email che si sono lasciate andare ad espressioni che sarebbe stato meglio evitare (c'è chi mi ha chiamato il travaglio della situazione, non ho ben capito se mi dovevo offendere o inorgoglire, dipende poi dai punti di vista).

Ho sorvolato sopra tutto ciò e ho tagliato la testa al toro accettando l'invito di Massimo Ippolito ad intervistarlo, per sentire anche la sua campana.
Giusto una precisazione per chi non conosce l'argomento: non è che nel primo filmato avevo sentito solo una campana. Il prof. Milanese era (e a quanto mi risulta è ancora) un socio della kitegen research s.r.l., e normalmente uno non pensa di trovare campane diverse nella stessa azienda. Pensando di intervistare una persona che era sia socio (benché minoritario) della Kitegen research s.r.l., sia membro del Politecnico di Torino, pensavo di dare voce a tutte le anime del progetto.

Così non è stato, perciò mi sono reso disponibile a intervistare anche la componente principale (quasi totalitaria) della kitegen research s.r.l. che in questa intervista, tramite Massimo Ippolito e Giuseppe Novelli, dipingono un quadro un po' diverso della situazione kitegen ad oggi.

L'intervista è trasmessa quasi interamente (ho tagliato solo le parti in cui si divagava su temi che non c'entravano molto col kitegen). In questo modo tutte le campane hanno detto la propria, e nessuno si può lamentare di strumentalizzazioni. Purtroppo questo rende il filmato un po' lungo, ma ne consiglio comunque la visione, perché ci sono delle cose interessanti.

Avrei dei commenti da fare al filmato, ma non li aggiungo. Altrimenti dopo mi chiedono di andare un'altra volta a Chieri a intervistarli.

La prima parte, per chi se l'avesse persa è visionabile qui.



Piesse: ho caricato il video su vimeo. Magari nei prossimi giorni lo converto in flash e lo carico direttamente qua, in modo da avere una qualità migliore del video, visto che vimeo non è il massimo. Sperando che la banda mi regga in streaming.

40 Responses to “Vola Alto: la replica della Kitegen research s.r.l.”

  1. massimo says:

    http://www.italianvalley.it/ProjectDetail/177/2/Kite-Gen-generazione-eolica-d-alta-quota.aspx

    qui c’è un’altro film di spiegazione

  2. mattia says:

    più che di spiegazione mi sembra un video di pubblicità.

    piesse: come mai aveva un badge sulla giacca… se si trovava nella sua azienda?

  3. Fabio says:

    un articolo su Nature:

    http://www.nature.com/news/2009/090729/full/460564a.html

  4. Fabio says:

    inoltre vorrei porre una domanda al sig. Mattia, ma se il vento d’alta quota per produrre energia è tutto un flop come mai un colosso come Google ci ha investito un bel po di quattrini ?

  5. mattia says:

    Sig. Fabio,

    i grossi fondi di investimento non hanno alcun problema a tirare fuori dieci milioni di euro senza avere sicurezza che l’investimento sia sicuro. È una cosa che fanno su tantissime tecnologie, perché se sei grosso puoi affrontare il pericolo: se non funziona, hai perso dieci milioni, se funziona ne guadagni tanti, tanti di più.
    E quando ne fai tante di scommesse così, sui grandi numeri vinci sempre, perché quello che vinci coi progetti che funzionano compensano i soldi buttati a mare coi progetti che falliscono. E i grossi fondi di investimento sanno come calibrare gli investimenti con gli adeguati rischi per vincere sul lungo periodo.

    E non dimenticarti che per google il ritorno d’immagine per questo investimeno vale molto di più dei soldi investiti (soprattutto di questi tempi, dove google sta passando nell’immaginario collettivo, come l’azienda che monopolizza tutto su internet, con molte persone che denunciano i rischi a ciò connessi). Fare l’investimento su energia alternativa purifica la loro immagine aziendale.

    Piuttosto, non ti chiedi come mai google non li ha dati a kitegen quei soldi, ma a un’altra azienda?

  6. mattia says:

    Per quanto riguarda l’articolo di Nature, mi chiedo se l’hai davvero letto. Fino in fondo. Magari avresti letto anche questa frase:

    Like their energy source, the prospects of success for Bevirt and other high-altitude wind aficionados are up in the air.

    anche il resto del paragrafo non è da meno.

    Se volevi citare un articolo a difesa del kitegen non ti è venuta bene.

    P.S. Quell’articolo su nature è un’inchiesta giornalistica, non un articolo scientifico. Aprire un numero di Nature, ogni tanto.

  7. Marco Giovannoni says:

    Facci sapere come ti è andata con il Trombetta!

  8. mattia says:

    Problema: non sono riuscito a trovare alcun suo contatto.

  9. Fabio says:

    Trovo interessante e costruttiva questa discussione, voglio precisare che non voglio difendere a tutti costi il progetto Kitegen, semplicemente visionando i tuoi filmati ho voluto solo far notare queste 2 cose:

    1) Nei filmati sembra che metti in dubbio il fatto che il vento di alta quota non presenti potenziale energetico.
    Capisco i tuoi dubbi per le misurazioni fatte con radio sonde 2 volte al giorno ma i dati sui venti ad alta quota si possono reperire dagli enti preposti a fare questi tipi di misurazioni, ci sono ricerche compiute da università (es: Stanford) che hanno analizzato questi dati e hanno concluso che il vento c’è e anche tanto coem ti ha accennato Massimo Ippolito.

    2)Sono a conoscenza che l’articolo non è una pubblicazione scientifica e non mi sembra di averlo mai affermato, l’ho letto e lo trovavo solo interessante anche se non lo condivido proprio tutto.

    Per quanto riguarda Google non penso che una società spenda 1/3 delle sue risorse per energie rinnovabili su un progetto che ritiene già fallimentare in partenza, ci sono altri progetti più sicuri non ancora sviluppati da poter finanziare ( es: l’energia mareomotrice).
    Saranno pure pochi spiccioli rispetto al totale ma non è meglio puntare su progetti che poi possono portarti pure un tornaconto oltre che la pubblicità?
    Ti faccio notare che una delle voci più rilevanti sul bilancio di Google è il consumo energetico dei data server e che nel dicembre 2009 è stata creata la società Google Energy che ha come mission la vendita di energia.
    Se fosse solo pubblicità allora hanno speso male i propri soldi, dovrebbero spendere di più in pura pubblicità sui media.
    Come mai Google non ha dato al kitegen quei soldi? semplice, a parità di aspettative hanno deciso che era meglio un’azienda statunitense per vari motivi (tassazione, burocrazia,patriottismo ecc…) o forse perchè gli hanno ceduto i brevetti?

    Sono cosciente delle moltissime problematiche che riguardano lo sfruttamento di questa energia, ma la mancanza di pubblicazioni scientifiche non dimostra che un progetto non funzionerà, se io fossi Massimo Ippolito non pubblicherei i miei segreti industriali sulle riviste del settore, la concorrenza potrebbe poter prendere spunto per altri progetti o per migliorare già quelli esistenti.

  10. mattia says:

    Non hai ben capito cosa significa fare pubblicazioni scientifiche.
    La storia funziona così: inventi una cosa, la brevetti, e poi la pubblichi.
    Una volta che è brevettata puoi pubblicarla senza paura che te la rubino. Ovviamente non puoi fare l’opposto, perché non ti riconoscerebbero il brevetto.
    E anche quando fai la pubblicazione, non pubblichi i dettagli tecnici: presenti i principi generali e i risultati. Certo che l’ispirazione per altri progetti può venire ad altri, ma l’opposto sarebbe chiudersi a guscio, e così facendo nessuno farebbe più niente. Se nessuno avsesse mai pubblicato niente, probabilmente neanche Ippolito avrebbe avuto il materiale da cui partire.
    Volenti o nolenti la comunità scientifica si basa sul parlarsi a vicenda.

    Tra l’altro quello che dici è una sciocchezza, anche perché i brevetti sono pubblicamente accessibili su internet. Ad esempio così
    http://www.freepatentsonline.com/20090090815.pdf
    Quindi se vuoi trovare i brevetti di Massimo Ippolito vai su http://www.freepatentsonline.com/ cerchi nel motore di ricerca il suo nome e cognome e trovi tutto ciò che ti serve per prendere spunto per altri progetti.
    Le pubblicazioni scientifiche, almeno te le devi comperare.

    Ovviamente l’azienda dice di non essere interessata a fare pubblicazioni, perché non danno valore alla società, mentre più brevetti hai e più la tua azienda acquisisce valore. Solo che i brevetti ti servono se vuoi vendere l’azienda perché ne costituiscono il valore, mentre se cerchi credibilità internazionale è la pubblicazione peer reviewed che ti serve.
    Certo, puoi anche decidere di non farle, ma sappi che ti metti fuori dalla prassi della comunità scientifica.

  11. mattia says:

    riguardo al punto 1)
    Anche Milanese mi ha detto che ci sono misure più accurate di quelle fatte con le radiosonde due volte al giorno.
    Solo che per le sue simulazioni ha usato quelle delle radiosonde.
    Curioso.
    Ci sono fior fiore di pubblicazioni sul poteziale del vento d’alta quota? Bene, allora che prendano quei dati e li usino per dirmi quanta energia producono, generando un’altra pubblicazione (peer reviewed) dove dichiarano che – basandosi su quell’input – sono in grado di utilizzarlo per generare X col kitegen.
    Questo l’ho visto fare solo da Milanese, ma coi valori di quelle radiosonde.
    Uno non è che può dire “sì, ma ho i dati di stanford che dicono che il vento ad alta quota vale tot” per poi tenere quei dati in un cassetto. I dati si elaborano e i risultati non si tengono in salotto, ma si pubblicano affinché ci sia gente che li possa vagliare.
    Finché non fai questo passaggio la cosa che sappiamo è che c’è quel potenziale. Stop. Le deduzioni rimangono a livello personale.

  12. Fabio says:

    I tuoi dubbi sono interessanti, il Kitegen è un progetto che ha bisogno di finanziamenti pubblici e privati, perchè allora non partire con almeno UNA pubblicazione sull’energia che devono andare a sfruttare? beh lo trovo anche io curioso, probabilmente ci sono delle motivazioni che ci sfuggono, bisognerebbe capire se sono motivazioni in buona o in cattiva fede.
    L’intervista che hai fatto non chiarisce questo punto.

  13. Fabio says:

    Cmq posso dare una mia opinione personale? io penso che il lavoro del sig. Milanese isnieme con la ricerca fatta a Stanford da Cristina L. Archer e Ken Caldeira sia un ottimo punto di partenza, adesso sta alla kitegen research dimostrare tramite un prototipo che il loro progetto funziona.

  14. Andrea says:

    Mattia…che noia con questa fissa delle pubblicazioni…appena sara’ pronto il prototipo industriale vederemo se sono tutte fesserie oppure no…spesso nella storia delle tecnica le piu’ grandi invenzioni sono nate dal di fuori del mondo scientifico ufficiale, non crede che i fratelli Wright (meccanici di bicicletta) abbiano fatto grandi pubblicazioni o richerche preparatorie prima di effettuare il loro primo volo di ben 59 secondi!!!…risultato che secondo la tua logica sarebbe deludente e poco significativo…stiamo parlando di ingegneria non di ricerca scientifica pura…i fatti contano piu’ delle parole se il prototipo dovesse dare risultati incoraggianti i fondi arriveranno abbondanti!…fortuna che l’umanità nel suo insieme non ha il tuo stesso atteggiamento cauto altrimenti a quest’ora saremmo ancora all’eta’ della pietra…alcuni uomini hanno il coraggio di tentare strade nuove spesso andando contro il pensiero dominante (e sopratutto gli interessi dominanti)… bye bye!!

  15. mattia says:

    Forse ti sfugge che ai tempi dei fratelli Wright le riviste scientifiche non esistevano neanche (almeno, non nell’accezione moderna del termine).
    Certo, anche Marconi è partito al di fuori da quello che tu chiami il “mondo scientifico ufficiale” (che brutto termine, quanto puzza di complottista).
    Ma poi ci è entrato dentro a piedi pari.
    Anche Marconi ebbe problemi perché la società che deteneva il cavo telegrafico sotto l’altantico gli fece casa, in quanto le comunicazioni telegrafiche senza fili l’avrebbero fatta fallire.
    Eppure eccoci qua a trasmettere tutti senza fili. Se l’innovazione è valida vince, alla faccia di interessi economici che si oppongono.

    stiamo parlando di ingegneria non di ricerca scientifica pura…i fatti contano piu’ delle parole

    Stai parlando con un ingegnere, caro.
    E proprio perché sono un ingegnere so bene che quando progetti qualcosa, lo devi fare con una visione d’insieme totale sul progetto.
    Non puoi partire dicendo, sì ok… io produco energia, poi i problemi di trasmissione, si sistemano.
    Certo che puoi sistemarli, ma con dei costi per riconcepire la rete di trasmissione nazionale. E sono dei costi. Se vuoi fare un conto di quanto conviene il progetto devi tenerne conto, e non semplicemente dire… e vabbe’, tanto quelli sono problemi che si risolvono.
    Le pubblicazioni servono a questo, perché tre persone che lavorano a un progetto non avranno mai la capacità di avere una visione d’insieme che può avere l’intera comunità scientifica internazionele.
    Tu puoi anche avere una idea che sembra promettente, ma fatto il 99% del lavoro salta fuori un ostacolo insormontabile di cui non ci si era accorti.
    E arrivederci…

    alcuni uomini hanno il coraggio di tentare strade nuove spesso andando contro il pensiero dominante (e sopratutto gli interessi dominanti)

    Ah, ecco, mi sembrava di sentire puzza di complottista…

  16. daniele spagli says:

    “Tu puoi anche avere una idea che sembra promettente, ma fatto il 99% del lavoro salta fuori un ostacolo insormontabile di cui non ci si era accorti.”

    Non sono un ingegnere ma un semplice architetto… però questa frase non mi lascia molto ben sperare.
    I problemi sorgono sempre, ed al 99% si risolvono… specie quando non si tratta di un’idea abbozzata ma di un progetto esecutivo, con relativi studi di fattibilità, tesi premiate dall’ENI Award & c. e soprattutto con un primo prototipo (sia pur in versione embrionale e non definitivo) funzionante da 3-4 anni.
    La fattibilità è stata studiata, verificata e accettata da ingegneri, professori universitari & c. il progetto si è autofinanziato proprio con contributi di tecnici che vengono costantemente aggiornati sui progressi e sui problemi (inevitabili) di questa prima realizzazione.

    Il progetto è sul mercato, ed a questo servono i pochi sforzi comunicativi dell’azienda, che sta cercando (oltre che a lavorare al progetto) di muovere i primi passi nel settore delle PR, perché gli eventuali nuovi finanziatori di un’opera innovativa e nuova come questa ha bisogno di una grossa opera di fiducia.

    Il kitegen nascerà… anzi, buona parte è già stata costruita e aspetta solo di essere ultimata e messa in moto… parleranno i progressi ed i numeri, e non penso dovremo attendere moltissimo.

  17. mattia says:

    I problemi sorgono sempre, ed al 99% si risolvono…

    Ma devi considerare il costo della soluzione.

    E per l’altro 1%? Che fai?

    La fattibilità è stata studiata, verificata e accettata da ingegneri, professori universitari & c.

    Il Prof. Milanese non mi sembra aver così tanta sicurezza…

    soprattutto con un primo prototipo (sia pur in versione embrionale e non definitivo) funzionante da 3-4 anni.

    I dati pubblicati su quel prototipo erano di voli con durata molto limitata (robe da un quarto d’ora, vado a memoria). A me piacerebbe sapere perché non l’hanno lasciato in aria qualche giorno.

    Il kitegen nascerà… anzi, buona parte è già stata costruita e aspetta solo di essere ultimata e messa in moto… parleranno i progressi ed i numeri, e non penso dovremo attendere moltissimo.

    Quello che tu e molti altri continuate a fare è non capire che poi il prototipo va messo in rete. E non è che basta collegare tre fili. C’è tutta una problematica di gestione della rete che non è stata affrontata sino ad ora.
    Ho sentito troppe volte glissare su questo argomento…

  18. daniele spagli says:

    Beh… tra l’1% ed il 99% c’è una bella differenza… non ti pare?

    Quando si sceglia di investirci un milioncino e passa di euro le cose non vengono poi prese troppo sottogamba.

    Il prof. Milanese è scettico, ma d’altra parte mica è possibile mettere tutti d’accordo: c’è chi sostiene che non discendiamo dalle scimmie e chi non crede al riscaldamento antropico del pianeta… c’è stato anche chi ha sostenuto che un uomo non avrebbe mai potuto volare.

    Il prototipo probabilmente ha volato il tempo necessario per raccogliere i dati e verificare le teorie, oltre che a fare sperimentazioni… immagino che non l’abbiano lasciato lassù per una serie di motivi, il principale probabilmente è che non potevano occupare lo spazio aereo per tempi troppo lunghi, ma anche perché il prototipo non è equipaggiato con l’asta che dovrebbe permettere l’elasticità necessaria ad attutire i colpi di vento e non far scoppiare l’aquilone. in questo senso il primo esemplare sarà anche il prototipo reale.

    Errori ci stanno, pure correzioni in corsa… un fallimento totale lo reputo assai improbabile, quasi impossibile.

    la questione della rete poi mi sembra una questione di lana caprina… esistono varie centrali elettriche… esistono le dighe che producono energia a richiesta e a necessità la stoccano. Esistono le centrali a turbogas capaci di produrre in tempi rapidissimi per soddisfare esigenze puntuali della rete. Esistono centrali nucleari che producono costantemente senza grosse possibilità di modulazione.
    Possono anche esistere centrali kitegen che hanno un loro tipo di produzione… non vedo dove stia il problema… mi sembra quantomeno prematuro visto che per adesso i kitegen in produzione sono solo 2.

    Si parla da tempo della difficoltà della rete di gestire la corrente del fotovoltaico e dell’eolico, dovremmo decidere di smettere di fare fotovoltaico o eolico? O conviene iniziare a riprogettare la rete?

  19. mattia says:

    Quando si sceglia di investirci un milioncino e passa di euro le cose non vengono poi prese troppo sottogamba.

    Per un fondo d’investimento un milione di euro sono bruscolini.

    Il prof. Milanese è scettico, ma d’altra parte mica è possibile mettere tutti d’accordo: c’è chi sostiene che non discendiamo dalle scimmie e chi non crede al riscaldamento antropico del pianeta… c’è stato anche chi ha sostenuto che un uomo non avrebbe mai potuto volare.

    Con la piccola differenza che Milanese ci lavora(va?) a questo progetto ed è (era?) socio (di minoranza, ok), della kitegen research s.r.l.
    Poi vabbe’, i paragoni che fai sono proprio da architetto…

    immagino che non l’abbiano lasciato lassù per una serie di motivi, il principale probabilmente è che non potevano occupare lo spazio aereo per tempi troppo lunghi

    Stai scherzando?
    Se tu hai le autorizzazioni per usare lo spazio aereo lo puoi usare tutto il tempo che vuoi in sicurezza, altrimenti a cosa servirebbero le autorizzazioni?
    Cioè, ci danno le autorizzazioni, però noi facciamo i bravi e le usiamo solo per un quarto d’ora?

    Errori ci stanno, pure correzioni in corsa… un fallimento totale lo reputo assai improbabile, quasi impossibile.

    Non ho mai detto che sarà un fallimento totale.
    Dico solo che se mi prometti di generare energia elettrica per tutta italia SOLO con kitegen, la promessa è talmente grossa che qualche pezza d’appoggio in più la gradirei.

    Possono anche esistere centrali kitegen che hanno un loro tipo di produzione… non vedo dove stia il problema…

    I produttori di kitegen promettono di produrre energia SOLO con kitegen, per tutta italia.
    Nella fattispecie con uno (Muscio) o due (Ippolito) enormi kitegen. Se per te spostare una generazione distribuita sul territorio a due soli punti da cui viene trasmessa radialmente è una questione di lana caprina, non so che dirti.
    In più, passeresti da una graziosa generazione ad alternatore ad una schieferra rettificata e invertita, con tante bestemmie da parte di chi si riceverà tutto questo inquinamento armonico.

    Si parla da tempo della difficoltà della rete di gestire la corrente del fotovoltaico e dell’eolico, dovremmo decidere di smettere di fare fotovoltaico o eolico? O conviene iniziare a riprogettare la rete?

    Questa diventa una scelta politica. Io mi limito a farti presente che il problema c’è e non puoi ignorarlo quando proponi la tua ricetta per salvare l’umanità.

  20. daniele spagli says:

    tralascio tutto il resto che mi sembrano solo frivolezze… a parte la questione dello spazio aereo: a quel che so hanno fatto volare il prototipo nello spazio aereo di qualche piccolo aeroporto, non in uno spazio aereo tutto per loro… Berzano non penso fosse accessibile con camion fino a pochi mesi fa.
    Veramente porsi oggi il problema di far girare tutto il fabbisogno nazionale in 1 o 2 kitegen carousel è fuori da ogni logica… il carousel è di la da venire e chissà quanto tempo richiederà la progettazione e la realizzazione (se mai si farà) specie in dimensioni come quelle paventate per ottenere le produzioni richieste.
    Il fatto che sia teoricamente possibile non vuol necessariamente dire che sia una buona idea farlo.

    Ma carousel da 1 GW non sarebbero poi così diversi da centrali nucleari di media grandezza e sarebbero certo ben più facilmente realizzabili. Ma ripeto, parlare adesso del carousel è parlare del niente, visto che ad oggi non si conosce molto del progetto a parte un paio di rendering… parliamo invece delle opportunità che il solo stem rende disponibili.

    Del Carousel parleremo quando vedremo il progetto.

    Noto comunque che l’antipatia congenita tra ingegneri ed architetti ha lasciato il segno.

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    Come vedere la replica di Squadra Antimafia 8? Questa mattina molti telespettatori che non sono riusciti a seguire la prima puntata della fiction di Canale5 sono alla ricerca della risposta a questa domanda e, come sempre siamo pronti a suggerirvi come fare. Per vedere la replica di Squadra Antimafia 8 dovete entrare nel portale VideoMediaset, oltre alla prima puntata ci sono due promo con le anticipazioni degli episodi successivi che andranno in onda il 15 settembre 2016.

    L’accesso al portale è completamente gratuito e la replica streaming della prima puntata di Squadra Antimafia 8 è già disponibile. Scaricando l’app per pc, tablet e smartphone dallo store dei diversi dispositivi potete entrare direttamente nella sezione dedicata a Squadra Antimafia 8 e guardare le repliche in qualsiasi momento. Se siete curiosi di conoscere il riassunto della prima puntata di Squadra Antimafia – Il ritorno del boss, eccovi accontentati.

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    Un attentato ha colpito la Duomo e la bomba ha causato la morte di Tempofosco e il ferimento di Sciuto che lotta tra la vita e la morte. L’equilibrio nella squadra è ancora in bilico, troppi gli avvenimenti dell’ultimo periodo. In breve si scopre che dietro l’attentato c’è il boss Reitani, un nuovo personaggio che mancava da Catania da 30 anni. Il suo primo obiettivo è stato centrato proprio con la morte di Tempofosco, con cui pare avesse un vecchio conto in sospeso. Reitani non è l’unico nuovo personaggio di Squadra Antimafia 8, insieme a lui c’è Patrizia, la lap dancer. Intanto il comando della Duomo viene assegnato ad Anna Cantalupo e nella squadra arrivano nuove leve: Giano Settembrini, Carlo Nigro, e Rosalia Bertinelli il cui passato oscuro è legato a quello di di Rosy Abate. Il riassunto della prima puntata di Squadra Antimafia 8 prosegue con le indagini sull’attentato che si intrecciano con altri personaggi storici della fiction targata Taodue come De Silva che viene arrestato e condotto in carcere, dove cerca di uccidersi.

    Come suggeriscono le anticipazioni dobbiamo aspettarci nuovi colpi di scena, la Duomo scoprirà che dietro l’attentato c’è la mano del boss Reitani. Rachele Ragno invece riuscirà a fuggire dall’ospedale. Cosa ha in mente? Lo scopriremo solo nel prossimo appuntamento di Squadra Antimafia 8 – Il ritorno del boss. La seconda puntata andrà in onda il 15 settembre 2016, sempre alle 21.15 su Canale 5. Continuate a seguirci per rumors e anticipazioni!

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cquisisce valore. Solo che i brevetti ti servono se vuoi vendere l’azienda perché ne costituiscono il valore, mentre se cerchi credibilità internazionale è la pubblicazione peer reviewed che ti serve.
Certo, puoi anche decidere di non farle, ma sappi che ti metti fuori dalla prassi della comunità scientifica.

  • mattia says:
    May 8, 2010 at 11:09 pm

    riguardo al punto 1)
    Anche Milanese mi ha detto che ci sono misure più accurate di quelle fatte con le radiosonde due volte al giorno.
    Solo che per le sue simulazioni ha usato quelle delle radiosonde.
    Curioso.
    Ci sono fior fiore di pubblicazioni sul poteziale del vento d’alta quota? Bene, allora che prendano quei dati e li usino per dirmi quanta energia producono, generando un’altra pubblicazione (peer reviewed) dove dichiarano che – basandosi su quell’input – sono in grado di utilizzarlo per generare X col kitegen.
    Questo l’ho visto fare solo da Milanese, ma coi valori di quelle radiosonde.
    Uno non è che può dire “sì, ma ho i dati di stanford che dicono che il vento ad alta quota vale tot” per poi tenere quei dati in un cassetto. I dati si elaborano e i risultati non si tengo