Eucarestia per separati e divorziati - AVVOCATO ROTALE - GIUBAL

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Eucarestia per separati e divorziati


Eucarestia per separati e divorziati


Il divorziato che non si risposa può fare la comunione? Ed il separato?
Si, possono fare la comunione, ma solo se non convivono con un'altra persona.

Per i separati e per i divorziati, il Magistero della Chiesa, implicitamente, ammette la possibilità di partecipare integralmente all'Eucarestia, fonte di grazia e, quindi, di riflessione e conversione per chiunque si accosti al Mistero. Quando si chiede al Signore di uccidere il rancore, di promuovere nei cuori il perdono, Egli ascolta, opera e offre un terreno fecondo per la conversione, prendendo su di sè le sofferenze di tutti coloro che sono coinvolti nella crisi del loro matrimonio.

Tuttavia, al desiderio di ricevere la comunione deve corrispondere il fermo proposito di prendere le distanze dal peccato. Infatti, non è il divorzio in sé, anche nel caso che ci sia stata una precisa responsabilità personale da parte di uno o di entrambi i coniugi, a precludere l’accesso alla comunione, ma le loro eventuali scelte successive che vengono a collidere con la legge di Dio, mai dispensabile da qualsivoglia autorità umana, dell’indissolubilità del vincolo e della fedeltà. Inoltre, il coniuge, che oggettivamente o soggettivamente si ritiene responsabile del naufragio coniugale, è tenuto ad avere lo stesso atteggiamento di ogni fedele di fronte al peccato con il sincero pentimento, il proposito di non commetterlo più e la riparazione nella misura del possibile.

Diverso è il discorso per i divorziati risposati. Il Santo Padre Benedetto XVI, nell'esortazione apostolica postsinodale Sacramentum Caritatis ha infatti confermato la prassi della Chiesa, fondata sulla Sacra Scrittura (Mc 10,2-12), di non ammettere ai Sacramenti i divorziati risposati, perché il loro stato e la loro condizione di vita oggettivamente contraddicono quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa che è significata ed attuata nell'Eucaristia. I divorziati risposati, tuttavia, nonostante la loro situazione, continuano ad appartenere alla Chiesa, che li segue con speciale attenzione, nel desiderio che coltivino, per quanto possibile, uno stile cristiano di vita attraverso la partecipazione alla santa Messa, pur senza ricevere la Comunione, l'ascolto della Parola di Dio, l'Adorazione eucaristica, la preghiera, la partecipazione alla vita comunitaria, il dialogo confidente con un sacerdote o un maestro di vita spirituale, la dedizione alla carità vissuta, le opere di penitenza, l'impegno educativo verso i figli.

I Pastori, per amore della verità, sono obbligati a discernere bene le diverse situazioni, per aiutare spiritualmente nei modi adeguati i fedeli coinvolti. 


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