Significato del carnevale - GIUBAL

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Significato del carnevale


Significato del Carnevale

Le origini del Carnevale vengono fatte risalire alla festa romana dei Saturnalia (in onore del Dio Saturno) e dei Lupercalia (in onore del Dio Pane, festività celebrata nel mese di febbraio). Pertanto i festeggiamenti affondano le radici negli antichi riti pagani, in un periodo storico anteriore al Cristianesimo, dove il Carnevale era considerato una festa con forti valenze simboliche legate al mondo agricolo-pastorale.

La festa del Carnevale, nei paesi Cattolici, è compresa tra il periodo dell’Epifania e la Quaresima, e termina nei giorni grassi, dal giovedì al martedì.

Nell’occidente cristiano la Quaresima è tradizionalmente preceduta dalla celebrazione del Carnevale, parola che deriva dal latino carnem levare, “eliminare la carne”, poiché anticamente indicava il banchetto che si teneva subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima stessa.

Il periodo di festeggiamenti del Carnevale non è disciplinato dalla liturgia ufficiale, ma s’inserisce formalmente nel calendario festivo cristiano occupando lo spazio immediatamente precedente la Quaresima, a partire da una data variabile secondo le tradizioni locali (il Natale, l’Epifania (1), la festa di S. Antonio del 17 gennaio, la Candelora del 2 febbraio).

Suo termine ultimo è, nel rito romano, il Martedì grasso (salvo in alcuni contesti locali dove è prevista un’appendice nel primo periodo quaresimale), giorno che precede simbolicamente proprio il Mercoledì delle Ceneri e l’inizio della Quaresima. Nel rito ambrosiano invece ha termine il sabato precedente la 1° domenica di Quaresima. Le cd. Sante Quarantore (o Carnevale sacro) si concludono la sera dell’ultima domenica di carnevale.

Periodo di “gioia sfrenata”, il Carnevale si oppone alla Quaresima, periodo di “penitenza disciplinata”.

Il confronto può continuare con la Pasqua, mettendo in antitesi la settimana grassa (dal giovedì grasso fino al martedì grasso) con la settimana santa (dalla Domenica delle Palme sino al Sabato Santo, seguita poi dalla Domenica pasquale di resurrezione e dal Lunedì dell’Angelo), sottolineando anche l’aspetto della “contraffazione” della passione di Cristo (incoronato di spine e deriso come re dei Giudei) mediante la passione di un “re per burla”, che in molte tradizioni locali viene ucciso in effigie alla fine del Carnevale.

Infatti un folto gruppo di celebrazioni folcloristiche di questo periodo è imperniato sull’idea centrale della morte e sepoltura del Carnevale e sulla morte in sé stessa, ed il concetto del trapasso dal tripudio della vita alla fredda solitudine della morte diventa particolarmente icastica (2). 

Ad esempio, nelle celebrazioni che si tengono a Lerida, in Spagna, per tre giorni il personaggio che impersona il Carnevale domina da signore sulla folla tripudiante, ma l’ultimo giorno il carro del trionfo si muta in un tetro carro funebre, su cui giace il cadavere del Carnevale. Queste tradizioni sono ancora vive in Italia, nel Lazio ed in Abruzzo; all’estero in Spagna, Francia (Provenza e Normandia), Boemia, Moravia, ecc.

I riti carnevaleschi propongono dunque un modo di comportamento incentrato sulla parodia, per contestare apparentemente i valori che informano una certa cultura, allo scopo di rilevare come il comportamento regolare sia all’opposto proprio quello fondato su quegli stessi valori. Ciò spiega come il Carnevale sia una rottura dell’ufficialità, con l’uso delle maschere, con le sue “contraffazioni”, che sono contestazioni buffonesche, e quindi vuote di senso, di quei valori che invece danno un senso alla cristianità.

Spesso poi i cerimoniali carnevaleschi si sono nel tempo arricchiti di elementi tratti da altre tradizioni, usati comunque nella stessa funzione presso le culture originarie: si pensi al famoso carnevale di Rio de Janeiro, divenuto ormai essenzialmente un’attrazione turistica, in cui alle tradizioni europee si sono aggiunte quelle africane.

Come detto, tanto il Carnevale quanto la Quaresima, come d’altronde tutti gli altri periodi particolari o le festività cristiane dell’anno (si pensi tra tutti al Natale) trovano interessanti riscontri in tradizioni pre-cristiane europee, le cui usanze ancora oggi persistono (sebbene, come si accennava, più che altro a livello di meri retaggi inconsapevoli), ad ulteriore dimostrazione dell’esistenza di determinati momenti e fasi dell’anno solare la cui valenza sacra, spirituale e simbolica è sempre stata riconosciuta dai popoli indoeuropei, a prescindere dalle epoche e dalle civiltà che si sono succedute nel tempo. 

Ciò è un altro elemento di prova che consente di richiamare ad un’unità trascendente tutte le tradizioni e le religioni regolari manifestatesi nella storia entro determinati ambiti spazio-temporali.

Le celebrazioni della Quaresima e della Pasqua cristiana, in primo luogo, possono trovare un riscontro nei lontani riti indoeuropei della morte e resurrezione delle divinità, propri alle culture dei popoli agricoli: si tratta delle feste del fuoco. Si tengono ancora oggi rituali molto simili, in corrispondenza del periodo quaresimale, laddove dal periodo in cui la terra sembra morta, nel riposo invernale, si passa ai primi tepori della primavera, durante i quali si assiste alla rinascita progressiva della natura.

Il fuoco che si sprigiona dagli sterpi del falò e talora anche da un pupazzo di legno è un rivivificato ricordo del fuoco, il cui rituale anticamente doveva fugare ogni malanno dalle sementi nascoste sotto terra e propiziare raccolti abbondanti. Le celebrazioni cadono in particolare nella prima domenica di Quaresima o alla vigilia di Pasqua. L’usanza è tuttora diffusa fra molti popoli europei (Francia, Germania, Austria, Svizzera, Lussemburgo, Slesia, ecc.) con grande varietà di manifestazioni, ma sempre con assoluta aderenza al significato fondamentale (3).

Anche i caratteri della celebrazione carnevalesca trovano precedenti significativi in altre festività pre-cristiane, in particolare nelle dionisiache greche e nei saturnali romani, che com’è noto erano espressione del bisogno di un temporaneo scioglimento degli obblighi sociali e delle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell’ordine, allo scherzo ed anche alla dissolutezza.

Il senso di questa funzione ci è dato dalla comparazione con altre culture, nelle quali sono ugualmente rinvenibili riti di questo tipo (sia nel mondo antico europeo ed extraeuropeo, sia tra i primitivi contemporanei): si trattava di un disordine rituale temporaneo in vista di una solenne restaurazione ed esaltazione (per contrasto col rovesciamento precedente) dell’ordine permanente, assoluto ed immutabile perché di derivazione trascendente.

Alla luce di quanto osservato, è dunque piuttosto intuitivo dedurre che il significato simbolico tradizionale dell’antitesi tra il periodo del Carnevale (con tutte le sue appendici anticipatorie, a livello di manifestazioni folcloristiche e comportamentali, già nel periodo natalizio e nell’epifania: scambio dei doni, atmosfera ludica, senso di temporanea “smobilitazione” e quasi di sospensione del tempo, in vista della catartica rigenerazione col nuovo anno) ed il periodo della Quaresima, in linea con l’antitesi presente nel mondo antico tra il periodo delle dionisiache e dei saturnali rispetto al successivo ripristino dell’ordine, è più in generale da ricollegare all’antitesi distruzione-rigenerazione (rintracciabile a sua volta nella dualità tra morte e resurrezione del Cristo, punto di approdo finale della tensione spirituale quaresimale), che si esprime nel mito dell’eterno ritorno e dei cicli cosmici.

Note:
(1) Non a caso la festa dell’Epifania è salutata in vari paesi da manifestazioni di interesse folcloristico, quali accensioni di falò, elezioni di re per burla, ecc., che, come approfondito nel testo, si ritrovano per l’appunto nei riti carnevaleschi e che sono un retaggio dei saturnali romani e delle antiche feste del fuoco di matrice indoeuropea. I rituali dell’accensione del fuoco nel periodo dell’attuale Pasqua sono un ulteriore elemento significativo.

(2) icastica [i-cà-sti-ca] s.f. (pl. -che):
- lett. Arte di rappresentare gli oggetti reali per mezzo dell'immagine.
- Efficacia, intensità di rappresentazione.

(3) In tal senso si può notare con interesse che anche nella data della Pasqua, calcolata in base alle fasi lunari e non certo arbitrariamente, “già molto prima del cristianesimo, presso molti popoli, si celebrava il rito dell’ “accensione del fuoco”: elemento di cui si è già vista la relazione con molte tradizioni di tipo ‘solare’. Inoltre, sempre prevalentemente nel giorno della Pasqua o della Pentecoste si svolgeva, in epoca medievale, il rito dell’ordinazione cavalleresca, rimandando all’idea di una “resurrezione” o “discesa dello Spirito”. Cfr. J. Evola, Rivolta contro il mondo moderno, p, 129, e nota 17.

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